“Buonanotte, mamma”

Un ambiente, però, avvilente dove Thelma (Elisabetta De Vito) e sua figlia Jessie (Sarah Biacchi) trascorrono un’ultima serata insieme.   Gli spettatori, posti in una naturale e necessaria empatia, attenti, emozionati, fin da subito vengono messi a conoscenza del dramma che sta per consumarsi. Un’empatia che annienta il pubblico, straziandolo. La tensione cresce parola dopo parola, accusa dopo accusa. I brividi invadono tutto il corpo aiutati da una musica di sottofondo penetrante. Concentrazione, speranza, smarrimento. Uno sparo. Gli applausi tardano a giungere, solo perché trattenuti dall’emozione, ma quando entrambe le attrici tornano sul palco è ovazione.

PERSINSALA – Alessio Neroni

De Vito e Biacchi trasformano il palcoscenico in un privilegiato terreno di sofisticato duello dove il primordiale legame dell’essere umano diventa un cordone mentale che stringe entrambe in un vortice di tacita disperazione, dove piegare il bucato, spostare i mobili, preparare la cioccolata, hanno il pungente significato di banalità ostentate, pretesti futili, parole spente piene di sottili e trasparenti tentativi di rallentare l’orrore di quell’istante assurdo, indicibile, quello dell’addio, dello sparo, del buio.

QUARTA PARETE – Nicole Jallin

Sarah Biacchi, nei panni di Jessie, deve dare voce ad una donna che ha vissuto in una condizione difficile, alle prese con una malattia considerata nella sua realtà una sorta di vergogna, piuttosto che una patologia da curare. La prova attoriale che la vede protagonista è più calma, la collera è solo accennata e per brevi momenti, anche perché il suo è un personaggio che ha già interiorizzato l’atto che si accinge a vivere. È oltre. Oltre il dolore, oltre la tragedia. Lo spettacolo, non facile, è molto intenso e le due bravissime attrici comunicano emozioni forti.Da vedere.

SALTINARIA – Simona Rubeis

 

La recitazione delle due attrici è piena di chiaroscuri nella intonazione e nel saliscendi emotivo che domina i dialoghi volutamente appuntiti, per lo più struggenti, a volte volutamente “dispersivi” e vagheggianti con qualche sfumatura ironica che spezza la tensione narrativa. Elisabetta De Vito è quella che sfrutta maggiormente la voce per gestire gli stati d’animo. Il personaggio di Sarah Biacchi, la Figlia, mantiene invece un tono sempre sostenuto e sbrigativo, rispettando l’indole ferma del personaggio che, solo in alcuni momenti, si lascia andare alla rabbia seppure controllata, ma mai “sfinente” come quella della Madre. Il continuo punzecchiarsi, a volte bonario, a volte ostile delle due attrici viene mantenuto per tutto lo spettacolo, così da rompere la pesantezza dei discorsi e la gravità delle scelte che stanno per compiersi.

GUFETTOMAG – Antonio Mazzuca

 

“Edith”

Tutto questo e altro ancora racconta con enfasi modulata e variabile proprio lei – impersonata dalla brava, duttile e poliedrica Sarah Biacchi, attrice e soprano di grande professionalità e preparazione – fiaccata nel corpo, ma non nello spirito dipanando gli eventi salienti della sua sofferta esistenza fino al successo che fa di lei un’icona internazionale.

SIPARIO – Wanda Castelnuovo

Una sedia a dondolo, qualche bicchiere, un pianoforte bastano a ricreare una stanza fatta di ricordi, di immagini potenti e fragili che la straordinaria interprete Sarah Biacchi, nel suo soliloquio cantato, ci porta a vivere. Assaggiamo con lei il sapore maledetto dell’alcool, vizio che l’ha accompagnata per la vita intera; ci incurviamo assieme a lei per i dolori fisici che l’hanno stancata e seviziata; sorridiamo amaramente ad alcuni dei suoi racconti, portati a noi con il distacco ironico di chi molto ha sofferto. Del resto, se c’è una cosa che si può affermare senza ombra di dubbio su Edith Piaf, è il fatto che abbia vissuto la vita pienamente, al ritmo di una chanson insieme poetica e travolgente, senza il timore di provare, di perdere, di abbattersi sconfitta per poi rialzarsi, con l’incedere di un’inferma fragile, con la potenza di una voce struggente ed ammaliante che evoca un mondo interiore al quale noi spettatori, come intervistatori dalle domande insolenti, non possiamo sottrarci.
Non si può infatti scindere la vita dall’arte di Edith, poiché ella canta non solo le parole del suo sentire, ma interpreta con la voce, col corpo, con la danza delle mani tutto il suo vissuto emotivo. Per questo motivo l’inserimento di alcune delle canzoni più famose della Piaf nella regia, affidate all’arrangiamento di Ivano Guagnelli e all’interpretazione della stessa Sarah Biacchi che ce le restituisce con sensibilità e potenza, non risulta forzato, ma organico; loro, del resto, hanno pieno diritto di parlarci di Edith, perché sono il frutto di parole e musica scritte sulla sagoma della sua anima.
NUCLEO ART ZINE – Ludovica Avetrani

Parliamo di “Edith Il Passerotto di Francia” portato in scena con grazia e non comune maestria dalla superlativa Sarah Biacchi. Le atmosfere rarefatte ed intimiste, lo struggente accorato grido di vita e conseguente presa di coscienza della stessa, sono rivelate attraverso una sapiente scrittura e regia capace di amalgamare le sublimi qualità vocali della protagonista in un caleidoscopio di lievi emozioni e pulsioni violente. In tale appressamento, vibrante energia e rarefatto timore, si snodano discordi passaggi della vita di Édith, interiorizzati con pervicacia e fulgida eleganza dall’attrice-cantante. L’opera di assoluta immedesimazione pare non avere freni ed è in grado di trasfigurarle il volto e le corde vocali fino ad un’esplosione finale e successiva ovazione del pubblico in sala.  E la valente Sarah, con i pugni chiusi nelle tasche o le mani tese verso le lanterne che ne bruciano i lineamenti, domina al centro di una scena spoglia eppur satura di lei, ogni singolo istante trasportando la Piaf ai nostri giorni, evitando di sovraccaricarla maaffidandole innocentemente la legittima rispettabilità d’interprete unica. Imperdibile.

LYFESTYLEBLOG

 

SCRIVIMI !

Ciao, adesso non sono nei paraggi, ma lasciami pure un messaggio ;)

Sending

©2018 Sarah Biacchi - Tutti i diritti sono riservati

Log in with your credentials

Forgot your details?